Benvenuto
Scegli la porta che ti somiglia — oppure entra e basta. Da ognuna, comunque, si vede tutto il resto.
Un luogo, una pratica, un cammino.
Faas · sopra Timau · nel cuore della Carnia
Il luogo
Un angolo di Carnia dove il tempo rallenta.
Casa PerAria è un'oasi di pace nel cuore della Carnia: sorge nei vecchi pascoli in disuso di Faas, una borgata ormai disabitata sopra Timau, nella valle del But, circondata dai boschi. È il posto giusto per staccare del tutto la spina dalla frenesia della città.
Attorno hai uno spazio sconfinato di pascolo e bosco per camminare. In giardino veglia «Il Gigante», un abete secolare: sotto i suoi rami c'è un angolo dove sedersi, dondolarsi e non fare niente — un piccolo angolo di paradiso, nella bellezza disarmante della natura.
È un luogo che vive di poco e con rispetto: energia dal sole, acqua di sorgente e di pioggia, calore di legna. Non c'è inquinamento luminoso, così di notte il cielo dà spettacolo.
Il cammino
Le porte di questo luogo. Scegli la tua, o attraversale tutte.
Casa PerAria è nata da un desiderio forte — indipendenza ed emancipazione: stare al mondo nel modo più semplice e libero possibile. Quello che spero tu ti porti via, arrivando fin qui, è un po' di quell'aria: l'energia di un posto dove ricominciare a modo tuo, ritrovarti, prenderti cura di te.
Un vecchio fienile in larice, riportato a nuova vita con la cura dell'artigianato di quassù: ingresso indipendente, il calore del legno, e una terrazza panoramica affacciata sulla cima. La casa è tua per intero — spazio giorno, cucina, tutto — perché l'idea è una sola: fermarti sul serio.
È un luogo scelto per essere libero e indipendente. Energia dal sole, acqua di sorgente, calore di legna, nessun vicino; e di notte, senza inquinamento luminoso, il cielo dà spettacolo. Non è un B&B e non servo colazione: è una casa dove rallentare, leggere, camminare nel bosco — o non fare niente. Prenotabile dal 1° maggio al 30 settembre.
La casa ospita fino a 4 persone. Frigo con piccolo congelatore, bollitore, asciugacapelli, TV con ingresso USB (nessun canale), Wi-Fi gratuito.
Il luogo è off-grid. L'acqua del rubinetto arriva dalla sorgente e dalla raccolta piovana: buona ma non potabile. Si entra senza scarpe o con le ciabatte.
Nel rispetto del posto: non sono ammessi animali; non si fuma dentro (sì in terrazza e all'aperto); si tiene un comportamento che non disturbi la quiete.
Arrivi e partenze: check-in dalle 14:00, check-out entro le 10:00. Caparra pari a una notte alla conferma. Salvo accordi, non si accolgono bambini sotto i 6 anni.
Chi ti accoglie
Sono Andrea. Da sempre uso un solo strumento, anche se ha cambiato nome molte volte: la voce. Ho cantato, poi ho fatto il fonico per vent'anni — a cercare ogni giorno il suono giusto. Oggi quella stessa attenzione la porto alle persone: guido, accompagno e, quando serve, lascio parlare le mani.
Alla cura sono arrivato per una via lunga, fatta di domande prese sul serio e di maestri diversissimi. Ne ho ricavato il mio modo di lavorare: non ho risposte da dare — creo le condizioni perché ognuno le proprie le trovi in sé. Do canne da pesca, non pesci.
Vivo e ricevo a Faas, una borgata disabitata sopra Timau, in una radura nel bosco: energia dal sole, acqua di sorgente, silenzio vero. Se sei qui, forse cerchi qualcosa di simile. La porta è aperta — come terapeuta, come ospite, come compagno di strada.
Vieni ad alloggiare, e se vuoi il soggiorno si arricchisce. Niente di tutto questo è compreso o dovuto: sono cose che puoi chiedermi, e che si aggiungono a ciò che già c’è. Le scegli tu, come da un menù — e le mettiamo insieme.
Scrivimi, e costruiamo insieme il tuo soggiorno.
Ti ricevo nella Sostanza, la mia stanza dei trattamenti: legno, luce bassa, il silenzio del bosco appena fuori. Un tempo tutto per te. Quello che faccio non è una tecnica: è un modo di esserci. Attingo a molti strumenti — il Tui Na, il Reiki, la riflessologia, il respiro, la presenza, e altro ancora — ma li scelgo di volta in volta, secondo la persona che ho davanti. Perché sei una cosa sola: corpo, mente e parte sottile, intrecciati. Un mal di schiena è un buon posto da cui partire; spesso, strada facendo, si arriva anche a capire perché è venuto.
Il mio scopo non è renderti dipendente da me: è restituirti a te stesso. Per questo non troverai un listino — ogni incontro è diverso, e preferisco parlarne con te. Scrivimi e ci accordiamo.
Oltre al lavoro sul corpo, c’è spazio anche per fermarsi e sentirsi.
Non è un’esperienza fissa, di quelle che arrivi e ottieni uguali per tutti: è un’occasione per ascoltarti ed esplorarti in un contesto protetto, cucita su di te — sulla persona, sulla vibrazione del momento, e soprattutto su ciò che chiedi. Una meditazione guidata, per una fino a quattro persone, in cui conduco io, seguendo te.
Non devi saper meditare, né credere a nulla: ti metti davanti a te come davanti a uno specchio, ti lasci accadere, e contempli ciò che accade. Il luogo lo scegliamo insieme — il raccoglimento della Sostanza, o il bosco quando la stagione lo consente. Il tempo che serve. Tutto l’anno.
Qui c’è spazio — tanto — per stare insieme. Alcune cose le faccio già, e le amo: le si può vivere durante un soggiorno, oppure salire apposta per viverle a sé.
La sera del fuoco
Fare un fuoco è il primo gesto atavico dell’uomo — la prima autoaffermazione con cui, da sempre, diciamo io abito questo mondo, io esisto. Al calare della luce, dalla casa si scende al prato, e lì accendo un fuoco. Non è uno spettacolo, e non è il fuoco per cuocere o scaldarsi soltanto: è un gesto antico quanto noi, e chi vi si siede accanto lo sente.
Non chiede di credere a nulla: è uno strumento, e vale per chi sa farne buon uso — per stare, per guardare, per lasciare andare qualcosa o per renderlo più saldo. Il fuoco fa entrambe le cose, consuma e tempra. A chi vuole propongo un gesto semplice: scrivere su un biglietto ciò che si lascia andare, o ciò che si consolida, e affidarlo alla fiamma.
Io resto, tutto il tempo: tengo il fuoco e scandisco la sera, con un tamburo o una campana. Il centro resta il fuoco, e chi gli sta davanti.
Quando le fiamme calano restano le braci, e quello che resta scalda più a lungo di quello che brucia alto. Sotto la cenere qualcosa continua a covare — e non l’hai acceso tu, né l’hai mai spento. Sedersi accanto a un fuoco è, ogni volta, ricordarselo.
La meditazione nel bosco
Poco sopra la casa comincia il bosco. Ci si va a piedi, senza fretta — una passeggiata consapevole, dove il passo rallenta e i sensi si aprono: i suoni, l’odore della resina e della terra, la luce che filtra tra i rami.
Poi ci si ferma. Il primo gesto è semplice e antico quanto il fuoco: abbracciare un albero — sentirne la corteccia, il fresco, la mole, e accorgersi di quanto si è piccoli e insieme parte della stessa cosa. Da lì guido una meditazione: lasciare che la sensazione scenda dalla testa al corpo, fino a sentire — visceralmente, non a parole — di non essere davanti al bosco, ma dentro di esso, finché il confine tra chi guarda e ciò che è guardato si assottiglia.
Non serve esperienza, né credere a nulla: serve esserci. Io cammino con te, e tengo il tempo.
E c’è altro che prende forma: open day per conoscere il luogo, meditazioni di gruppo, capanne sudatorie, incontri e presentazioni. Se una di queste cose ti chiama — o vuoi proporne una tu — scrivimi: qui la porta è larga.
Guido i rituali del calore alla SPA dell'Hotel Borgo Gortani, ad Arta Terme, dove sono anche responsabile. Il calore e il vapore fanno una cosa antica e semplice: ti riportano nel corpo, tolgono di mezzo il rumore, ti rimettono in ascolto. La meditazione in BioSauna è un rientro lento; l'Aufguss è un rito vero — aria, acqua, gesto e respiro che diventano una cosa sola, con la voce che accompagna.
Gli appuntamenti seguono l'apertura stagionale della SPA. Scrivimi per sapere come partecipare e prenotare il tuo posto.
A Casa PerAria si tira con l’arco: c’è un piccolo campo, tra i prati e il bosco, e archi nudi — senza mirino, perché la mira non si può pensare, si sente. Pochi gesti chiedono la concentrazione del tiro: si mette da parte ogni distrazione, si percorre nella mente ogni movimento che conduce al rilascio, si tiene insieme tensione e calma, e si resta costanti. Non è solo sport — è un esercizio di presenza e di intenzione, le stesse cose che cerco nei trattamenti e attorno al fuoco, in un’altra forma.
E insegna una cosa che porto con me: conoscere la propria meta non basta; a essere fondamentale è il percorso che si compie per raggiungerla. L’occhio sul bersaglio, ma la cura tutta nel gesto — qui il bersaglio è la scusa, non il punto.
Puoi tirare da solo, quando sei qui, per il piacere di farlo. Oppure posso accompagnarti in un’esperienza guidata che chiamo Abitare il rilascio: un paio d’ore in cui l’arco diventa una pratica. Si sale al prato e si lascia arrivare il corpo; si conosce l’arco prima di scoccare; poi i primi rilasci, e il cuore della sessione — poche frecce per volta, e il silenzio tra un tiro e l’altro come spazio vero. Alla fine le frecce fanno da specchio: non per correggere la mira, ma per vedersi. Io resto accanto e tengo il ritmo; le parole, se arrivano, arrivano dopo il gesto, mai prima.
Da solo è quasi un trattamento; in piccolo gruppo — non più di quattro — la linea di tiro diventa la forma del rito: si tira il proprio turno, si recupera insieme, e anche l’attesa è pratica. Se il tempo non tiene, si fa un lavoro affine, al coperto. Se vuoi provare, scrivimi.
Due libri nati in questo luogo. Non servono per credere a qualcosa: servono per guardare. Se qualcosa, leggendo, ti chiama — sai già perché sei arrivato fin qui.
Prontuario di informazioni sul Sentiero della Conoscenza
Una guida di base per chi vuole avventurarsi nella conoscenza di sé, nel contatto sottile, nell'energia. Non un testo che pretende di aver ragione: un prontuario che, spero, ti lasci con più curiosità che risposte. Prendi ogni cosa come si prende un cibo — assaggiala, e tienila solo se ti nutre.
Leggi su AmazonBraci su notte, segno su cenere
Nasce da una domanda antica: perché, pur avendo tutto per vivere in pace, passiamo tanto tempo a soffrire per cose che non esistono? La risposta è una mappa, non una dottrina — dodici sguardi diversi sulla stessa cosa. Non ti chiede di crederci: ti chiede di provare.
Leggi su AmazonAccanto alla casa e ai trattamenti porto fuori un lavoro più lungo: Il Sentiero Senza Meta, un percorso di conoscenza di sé — corpo, respiro, presenza, emozioni. Niente scuole né dottrine: strumenti che ciascuno verifica su di sé. Il metro è uno solo, ed è controcorrente: rendere più autonomi, non più dipendenti. Un buon lavoro non ti lega a sé, ti restituisce a te.
Lo stesso cammino si percorre a misure diverse. Per ciascuna, alcuni dei temi che propongo:
Conferenza · un’idea, parlata · un’ora, aperta a tutti
Il criterio · La mappa non è il territorio · La paura è una mappa · Chi osserva?
Serata a tema · una pratica, per varcare una soglia
La rabbia, cane da guardia · Fare spazio · Un respiro · La presenza · I contentini
Seminario · un tratto intero, in una giornata
Gli strumenti · Il paesaggio emotivo · Squilibrio e cura · Tutto vibra · Gli opposti complementari
Corso breve · un arco, in qualche settimana
Primi passi · Il paesaggio emotivo · Il corpo e lo spazio · Verso la maturità
Corso intero · la strada
Ventiquattro lezioni, sette moduli, in gruppo, lungo alcuni mesi: il cammino completo.
Non è terapia né religione, e c’è sempre una cornice di cura chiara. Ogni formato porta al successivo, e tutti, in fondo, a un luogo dove il sentiero si cammina davvero: qui.
Hai uno spazio? Un centro, uno studio, una biblioteca, un agriturismo: questi incontri possono accadere da te. Allo spazio serve poco — una stanza tranquilla — e non anticipa nulla: si può partire da una serata a ingresso libero o a contributo.
Prossimi incontri
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Se qualcosa ti ha chiamato, il seguito non è un altro libro. È un luogo.
— Andrea
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